Gli Ultimi Nastri di Marilyn

Le ultime 24 ore di Marilyn Monroe: il ritratto graffiante e sincero di una donna che nessuno ha mai voluto conoscere.

 

 

Bella e sensuale, innocente e fragile, sorridente e malinconica: questo e molto altro era Marilyn Monroe. L'attrice, anzi la diva hollywoodiana, che più di ogni altra ha segnato il mondo del cinema ed è entrata nell'immaginario collettivo come icona di femminilità.

 

Una femminilità conturbante, però relegata in cliché superficiali che ancora oggi, purtroppo, sono duri a morire.

 

In questo spettacolo si vuole rendere giustizia a Marilyn andando oltre la sua immagine pubblica, svelando la sua parte più intima e riflessiva.

 

“Gli ultimi nastri di Marilyn” è infatti un viaggio all’interno delle ultime 24 ore di Norma Jean Baker, in arte Marilyn Monroe: un flusso di coscienza ininterrotto dettato alle bobine di un registratore in cui mette a nudo le sue debolezze, i suoi amori, i suoi pensieri, alla ricerca della donna che dimora all’interno dell’attrice, del mito, del simbolo di perfezione e bellezza.

 

Si tratta del ritratto graffiante e sincero di una donna che ogni uomo voleva possedere, ma che nessuno ha mai voluto davvero conoscere.

 

Il testo prende spunto dai nastri che Marilyn consegnò, poco prima di morire, al suo psichiatra, il Dott. Ralph Greenson. La diva li registrò nel periodo in cui il dottore si trovava in viaggio in Europa con la sua famiglia, per colmare il vuoto lasciato dalle sedute mancate. In essi lei sfogò (e svelò) la rabbia e il dolore raccolti nell'ultimo anno, confidando il desiderio-progetto di riprendere in mano la propria vita.

 

Un'urgenza che lei sentiva negli ultimi anni, mentre faceva i bilanci della propria vita piena di amori sbagliati e solitudine, vedendo la sua bellezza pian piano sfiorire. Il 5 agosto 1962 crollò definitivamente e decise di suicidarsi: o almeno così ci è stato detto, perché la sua morte continua a rimanere avvolta dal mistero.

 

 

 

 

Gli ultimi nastri di Marilyn

di Giulio Federico Janni

con Marianna Esposito

regia Giulio Federico Janni

una produzione raumTraum e AriaTeatro in collaborazione con  Compagnia Teatring